Francesco: “offerta della vita”, nuova via per la beatificazione

Nel nuovo Motu Proprio “Maiorem hac dilectionem” Papa Francesco stabilisce che “l’offerta della vita è una nuova fattispecie dell’iter di beatificazione e canonizzazione, distinta dalle fattispecie sul martirio e sull’eroicità delle virtù”. Sentiamo l’intervista a Mons. Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense

nuova via beatificazione

 

R. – Il messaggio centrale è questo: l’offerta della vita diventa una nuova, cioè una terza fattispecie – finora inedita – dell’iter di beatificazione e canonizzazione e si distingue dalle altre due fattispecie tradizionali, che sono il martirio e l’eroicità delle virtù. Il problema che subito ci si pone è questo: in che cosa consiste questa offerta della vita affinché sia valida ed efficace per la beatificazione di un Servo di Dio…

D. – Quali sono, appunto, i criteri?

R. – I criteri che il Papa indica sono cinque. Il primo e il secondo mi sembrano i più rilevanti. Deve trattarsi di un’offerta libera e volontaria della vita e di eroica accettazione propter caritatem – bisogna sottolineare questo – per la carità, per l’amore di Dio e del prossimo, di una morte certa e a breve termine e deve esserci un nesso – questo è il secondo criterio – tra l’offerta della vita e la morte prematura.

D. – Nel caso dell’offerta della vita è richiesto comunque il miracolo sia per la beatificazione che per la canonizzazione?

R. – Esattamente. La necessità del miracolo sia per la beatificazione e poi per la canonizzazione e, naturalmente, il miracolo deve essere avvenuto dopo la morte del Servo di Dio e per sua intercessione dimostrata.

D. – Ci può fare qualche esempio di circostanze in cui potrebbe avvenire questa offerta della vita?

R. – Questa scelta del Santo Padre è dovuta al fatto che alcune volte ci si è trovati in difficoltà durante lo svolgimento del processo canonico, cioè magari si è partiti con il processo sul martirio e poi si è dovuti passare al processo sull’eroicità delle virtù, che sono molto diverse tra di loro, perché in realtà non si capiva bene se si trattasse di una fattispecie o dell’altra, cioè se dell’eroicità della vita e delle virtù o del martirio. Ad esempio, tanto per fare dei casi che tutti conoscono: i casi del Servo di Dio, Salvo D’Acquisto, oppure il caso di Massimiliano Kolbe che fu beatificato per l’eroicità della vita e delle virtù e fu poi canonizzato per martiro. È evidente che c’era, come dire, qualche difficoltà nel procedere. Ora questa terza via consente di risolvere molti casi ambigui, perché qui non c’è bisogno, per esempio, che ci sia un persecutore, non c’è bisogno che ci sia l’odium fidei, soprattutto non c’è bisogno che ci sia l’effusio sanguinis, come sarebbe previsto invece per il martirio. Basta invece dimostrare – e questo è l’essenziale – questo nesso profondo tra un’offerta della propria vita e una morte prematura e accettata per amore di Dio e dei fratelli. Questo, per esempio, si potrebbe sostenere in alcuni casi di morte volontariamente accettata andando in soccorso di appestati, cioè mettendo a rischio la propria vita per il bene del prossimo.

Fonte: www.radiovaticana.va


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