Udienza generale, il Papa: “La rassegnazione non è una virtù cristiana”

In piazza San Pietro l’appello del Pontefice alle Istituzioni a promuovere “una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali”

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La rassegnazione non è una virtù cristiana. Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile”. Così Papa Francesco si rivolge ai tanti pellegrini che affollano piazza San Pietro. Nella sua catechesi, il Pontefice si sofferma sul tema “L’attesa vigilante, ricordando più volte che i cristiani non possono abbandonarsi “al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo”, sottolineando che chi crede in Gesù “non è fatto per la noia, semmai per la pazienza”. Chi crede, prosegue ancorasa che anche nella monotonia di certi giorni è nascosto un mistero di grazia”. Nel mondo, fa notare, “ci sono persone che con la perseveranza del loro amore diventano come pozzi che irrigano il deserto”. “Nulla avviene invano – prosegue – e nessuna situazione in cui un cristiano si trova immerso è completamente refrattaria all’amore”. Quando si rimane uniti a Gesù, “il freddo dei momenti difficili non ci paralizza”, e “se anche il mondo intero predicasse contro la speranza”, o “dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure”, “il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. Nessuno può sapere quando questo accadrà, ma, aggiunge il Pontefice, “il pensiero che al termine della nostra storia c’è Gesù Misericordioso, basta per avere fiducia e non maledire la vita”. Alla fine dei tempi “tutto verrà salvato, perché “la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata”. Il Vangelo, fa notare il Pontefice, “raccomanda di essere come dei servi che non vanno mai a dormire, finché il loro padrone non è rientrato”. Per Bergoglio il mondo di oggi esige la responsabilità” dei cristiani, “e noi ce la assumiamo tutta e con amore”. Infatti, è Gesù stesso che vuole “che la nostra sia un’esistenza laboriosa, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio”. “Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene”, aggiunge. E anche se siamo “già stati salvati dalla redenzione di Gesù”, adesso attendiamo la piena manifestazione della sua signoria”, ovvero “quando finalmente Dio sarà tutto in tutti”. Per chi ha fede, ricorda il Santo Padre, “nulla è più certo di questo ‘appuntamento’”. E i cristiani devono “essere pronti” a questo “incontro”. Infine, rivolge due appelli: il primo, è un invito alla recita del Rosario per l’intenzione della pace nel mondo, in occasione della chiusura delle celebrazioni del Centenario delle ultime apparizioni mariane di Fatima ; il secondo appello lo rivolge alle Istituzioni di tutto il mondo affinché queste promuovano “una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali”. @In Terris


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